Pseudoanglicismi: “il bachelorette”

A quanto pare le influencer non dicono più addio al nubilato, come apprendo da questa non notizia estiva:

Foto di Chiara Ferragni e sorella e titoli: 1 “Prima sera a Mykonos per il bachelorette di mia sorella”, le parole di Chiara Ferragni su Instagram in occasione del party per festeggiare la futura sposa; 2 Francesca Ferragni, bachelorette in grande stile a Mykonos tra balli e canti; 3 Chiara Ferragni: «A Mykonos per il bachelorette di mia sorella». I fan la prendono in giro: dire “addio al nubilato” è da poveri

Si tratta però di un uso anomalo della parola americana bachelorette, che in inglese identifica una persona: è la ragazza nubile. Frasi come il bachelorette di mia sorella o bachelorette in grande stile non hanno quindi molto senso per chi conosce la parola inglese: si confonde la festeggiata con i festeggiamenti, che negli Stati Uniti si chiamano bachelorette party.

Ricorrere al sostantivo maschile il bachelorette per identificare un tipo di festa è un palese pseudoanglicismo ottenuto dall’abbreviazione impropria di bachelorette party, di cui viene mantenuto il determinante ed eliminato il determinato. Senza contesto non so se avrai capito che con bachelorette si intendono dei festeggiamenti.

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Scandalo BBC: cautela “lost in translation”

Titolo da The Sun: “BEEB SLEAZE. “I blame BBC ma for giving money for drugs to my child that could kill them, says mum of teen amid sex pics probe”

Nel Regno Unito fa scalpore una vicenda rivelata dal giornale scandalistico The Sun: un volto noto della BBC negli ultimi tre anni avrebbe pagato decine di migliaia di sterline ad adolescente in cambio di foto esplicite.

Non è stata rivelata l’identità delle due persone coinvolte, si sa solo che il personaggio della BBC è un uomo e che l’altra persona coinvolta ora ha 20 anni, ma non ne viene indicato il sesso. Per vari media italiani invece è inequivocabilmente un ragazzo. Esempi:

Titoli italiani: 1 Scandalo BBC: “Noto presentatore pagava mio figlio minore per foto porno, lui ci comprava la droga”; 2 Bufera sulla Bbc. Presentatore paga 45mila euro a un minore in cambio di foto porno; 3 Scandalo Bbc, soldi a un ragazzo per foto “osé”. E adesso e caccia al nome dell’anchorman-star

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Chi vuole essere wannabe?

pubblicità di corso “Social Media Manager Wannabe: strategie, consigli pratici e trucchi del mestiere”

pubblicità: “Wannabe Freelance: corso per diventare freelance dalla A alla Z”

titolo: WANNABE REBOOT - Cambiare settore e affermarsi in ambito ICT

C’è chi offre corsi di formazione in italiano per ruoli descritti con nomi inglesi rivolgendosi ai potenziali partecipanti con la parola wannabe, come se significasse aspirante e indicasse un’ambizione. Esempi: social media manager wannabe, project manager wannabe, wannabe freelance, foodblogger wannabe, wannabe party maker.  

L’impressione è che venga frainteso il significato di wannabe e lo si confonda con would-be, un aggettivo inglese più neutro che significa proprio “aspirante”, ad es. would-be actor, would-be novelist, would-be project manager, o “potenziale”, ad es. would-be customers, would-be parents.

Wannabe in inglese

Il sostantivo informale inglese wannabe, contrazione di [I] want to be, non è un complimento. Ha spesso connotazioni negative (“vorrei ma non posso”) o comunque comunica perplessità sulle prospettive delle persone così definite. Può essere descritto come wannabe:

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Cos’è esattamente una call? E una video?

Fumetto con la scritta “mi hanno fissato ina call venerdì alle 18:00!”

Nel linguaggio aziendale da anni ormai è immancabile il forestierismo call, usato però con accezioni proprie, assenti in inglese.

Call in inglese

In inglese il sostantivo del lessico fondamentale call significa genericamente telefonata, da phone call. Sono il contesto, le collocazioni e soprattutto i modificatori che determinano accezioni più specifiche o altri tipi di comunicazione, ad es. negli alberghi wake-up call è la sveglia telefonica (qui wake-up è il modificatore che determina e caratterizza call).

Call in italiano

In italiano invece la singola parola call può indicare più tipi di comunicazione. Si trovano vari esempi nelle risposte a questo tweet:

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Inglese farlocco: Self Bar

Un tweet che ha avuto molta visibilità:

tweet di @broderly fatto in una stazione con foto di n distributore automatico di bevande: Out of all cases of English being used in Italy, the use of ‘self bar’ to mean ‘vending machine’ is surely the most baffling. Where do they get this from?

Self Bar, il nome sui distributori automatici di bevande delle principali stazioni italiane, è un tipico esempio del fenomeno che descrivo come inglese farlocco: sono combinazioni di parole inglesi (o che ne hanno l’apparenza) pensate da italiani per italiani e facilmente comprensibili da chi ha conoscenze solo scolastiche della lingua, ma che agli anglofoni risultano agrammaticali o poco idiomatiche, se non incomprensibili.

Da dove arriva Self Bar?

Per capire come nasce il nome Self Bar si deve risalire a locuzioni inglesi come self-service restaurant e self-service petrol station (o filling station / pump ecc.) che in italiano sono state abbreviate in self-service, creando un sostantivo inesistente in inglese.

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Gli anomali front runner in corsa in politica

Un tormentone lessicale delle cronache politiche dell’estate 2022 è front runner, ricorrente dopo una dichiarazione del presidente segretario del PD del 26 luglio: 

Notizia del 26 luglio: “Derubrichiamo questa assurda discussione della premiership ma, se serve, assumo il ruolo di front-runner della nostra campagna elettorale, questa responsabilità, con la massima determinazione”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla direzione nazionale, in corso alla Camera.

Chi ha familiarità con il significato di front runner in inglese avrà trovato insolito che un politico possa attribuirsi un tale ruolo. Le perplessità aumentano se si osserva l’uso che ne stanno facendo media e politici italiani.

Alcuni esempi di agosto 2022:

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Inglese farlocco: CASH BLACK e ZHEROGAP

Tweet di @EugenioTaf: “cashback e black days! What is this, a crossover episode?”. Immagine: pubblicità con scritta grande “ARRIVA IL CASH BLACK!”, immagine di spazzolini elettrici e scritta piccola “ACQUISTA UNO SPAZZOLINO ORAL-B NERO CON UNA CONFEZIONE DI TESTINE E TI RIMBORSIAMO LE TESTINE”

Sarei curiosa di conoscere il processo di ideazione di nomi pseudoinglesi come cash black, un gioco di parole agrammaticale ottenuto da cashback + black nel senso di “[periodo] con/di grandi sconti” – un’accezione inesistente in inglese, come descritto in Inglese farlocco: Black Days.

Capisco che in questo caso black è anche un rimando al nome del prodotto, ma davvero i creativi pensano che per i consumatori italiani l’espressione cash black risulti efficace e trasparente? Non mi stupirei se molti invece pensassero all’iniziativa governativa per incentivare l’uso di pagamenti elettronici e non a un rimborso parziale per l’acquisto di un prodotto.

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Strani giri: “tour THE force”

Un insolito esempio di francesismo scambiato per anglicismo, osservato da @avvbaglini:

Titolo “BMW Serie 7: tour the force tecnologico”

Tour de force trasformato erroneamente in tour the force non è un caso isolato: si trovano parecchi altri esempi in notizie, soprattutto sportive, e in scambi informali sui social, ad es. Twitter.

Tour the force si potrebbe classificare come un caso particolare di malapropismo, la sostituzione inconsapevole di una parola con un’altra che ha suono simile ma altro significato. È peculiare perché in questo caso c’è anche confusione tra lingue, direi dovuta a ignoranza di base che impedisce di riconoscere un francesismo entrato in italiano nel XIX secolo (e usato anche in inglese!).

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Drive in a piedi, drive e walk-in: bocciati in inglese!

Foto di cartello con la scritta TAMPONI MOLECOLARI DRIVE IN A PIEDI

Foto di @FabioSenni

Se si conosce l’inglese, l’insegna drive in a piedi è ridicola* perché è un controsenso: a un luogo identificato come drive-in si dovrebbe accedere esclusivamente in auto.

Ho già discusso le scelte denominative poco accorte delle aziende sanitarie per le postazioni all’aperto per i tamponi molecolari in un post del 2020, Con il drive trough tamponi nel trogolo?  Alcuni esempi riguardavano proprio i nomi usati dalla Regione Lazio: 1 drive in automobile (ridondante!), 2 drive in pedonali (controsenso!) e 3 drive in pediatrici (caratteristica distintiva non congruente con 1 e 2).

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Come si dice autotest in inglese? Dipende…

Alcuni titoli di notizie di gennaio 2022:

Immagine di test rapidi antiCovid e titoli: 1 In Emilia-Romagna parte dal 19 gennaio la piattaforma di auto-testing per il Covid; 2 Semplificazione procedure e autotesting per i vaccinati in Emilia Romagna; 3 Covid, Bonaccini: “Autotest per uscire dalla quarantena”; 4 Covid e autotest, Bonaccini: “Non solo per dichiarare l’inizio dell’isolamento, ma anche per liberarsi”

In contesto Covid, le parole auto-testing e autotest risultano facilmente comprensibili anche senza ulteriori informazioni. Si capisce che identificano un test antigenico eseguito da sé, senza ricorrere a operatori sanitari né per il prelievo né per ottenere i risultati – nella descrizione della Regione Emilia-Romagna si tratta di un “tampone rapido eseguito in proprio a domicilio”. Per la comunicazione generalista autotest e autotesting, spesso senza una chiara distinzione, sono stati preferiti al termine medico test autodiagnostico.

Autotest non è una parola nuova: è in uso da tempo nel contesto dei servizi offerti dalle farmacie per indicare vari tipi di test diagnostici rapidi che, attraverso l’analisi di una goccia di sangue, consentono di controllare valori quali glicemia, trigliceridi, colesterolo, emoglobina, acido urico, creatinina ecc.

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Falsi amici del recapito

Chi segue questo blog sa che ho un debole per i giochi di parole terribili come questo di Scott Hilburn che sfrutta la somiglianza grafica di pony e peony /ˈpiːəni/, la peonia. Ne prendo anche spunto per aggiungere un esempio particolare al mio elenco di falsi amici.

Pony Express in inglese

L’ambientazione della vignetta è congruente con il rimando a (The) Pony Express, il nome proprio del servizio postale statunitense che aveva operato per poco più di un anno tra il 1860 e il 1861. Attraversava quasi tutto il paese (cross-country), collegando il Missouri alla California, e copriva una distanza di 3163 km in dieci giorni grazie a staffette di cavalieri, tra cui Buffalo Bill, che cambiavano cavallo (non pony!) ogni 10 miglia circa in apposite stazioni.

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Collant non è più un francesismo?

Fotogramma dalla campagna pubblicitaria Calzedonia autunno 2021

Avete fatto caso anche voi alla pubblicità televisiva di un noto marchio di calze che si conclude con la frase il tuo stile, il tuo llant?

La pronuncia con l’accento sulla prima sillaba per me è una novità: ero rimasta ferma a collàn /kolˈlan/, pronuncia italianizzata della parola francese collant(s) /kɔˈlɑ̃/, e non mi ero mai accorta che da francesismo collant fosse stato trasformato in uno pseudoanglicismo (in inglese invece si dice in tutt’altro modo, tights*).

Francesismi scambiati per anglicismi

Non è l’unica parola francese che ha subito questa modifica. L’esempio più noto è stage, tirocinio, che molti pronunciano erroneamente /steidʒ/ anziché /staʒ/, presumo senza sapere che in inglese stage significa palcoscenico oppure fase, stadio, e che l’esperienza lavorativa si chiama invece internship.

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Inglese farlocco: no-tamp

Titoli: 1 Covid, adesso arrivano i no-tamp: “Evitano il tampone per non rovinarsi l’estate”; 2 No-tamp: chi sono e cosa rischiano; 3 "Mentono per andare in vacanza". La follia dei no-tamp

Sono sempre più numerose le notizie di focolai di COVID-19 e alcune testate sono ricorse all’espressione no-tamp per descrivere chi si oppone al tampone per il tracciamento dei contatti perché vuole evitare di scoprire un’eventuale positività con conseguente isolamento fiduciario.

La locuzione no-tamp ha l’aspetto di un anglicismo conforme al modello no x, descritto in Neologismi per non vaccinati: no pass e boh vax. In inglese però la parola tamp non ha nulla a che vedere con i tamponi, di nessun genere: è un verbo che significa borrare (occludere il foro di una mina con materiale inerte per aumentare l’efficacia dell’esplosivo). No-tamp è quindi uno pseudoanglicismo.

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Neologismi per non vaccinati: no pass e boh vax

Alcuni titoli sulle manifestazioni di piazza del 25 luglio 2021:

Immagine di gente che protesta e titoli: 1 No green pass e no vax in piazza contro la “dittatura”; 2 Ecco il popolo dei “No Green pass”: negazioni, minacce, mascherine giù; 3 La piazza dei “No pass”. Cori e striscioni contro i vaccini; 4 Tensione e violenze. Da Milano a Napoli il popolo “No Pass” sceglie la piazza

Si possono osservare le due forme di un neologismo recente: no green pass e la sua abbreviazione no pass, qui usati per descrivere chi protesta per la decisione del governo del 22 luglio di rendere obbligatoria per alcune attività la certificazione verde COVID-19 (il cosiddetto green pass).

No pass

No [green] pass, scritto spesso anche con il trattino, rientra in una serie molto produttiva di locuzioni sul modello no x, dove x indica ciò a cui ci si oppone e in prevalenza è una parola inglese o che ne ha l’aspetto, come ad es. no TAV.

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Recovery Art, inglese farlocco ministeriale

Il governo ha ultimato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e i ministeri hanno descritto gli interventi previsti per le proprie aree di competenza. Il Ministero della Cultura l’ha fatto in una pagina che si apre con questa immagine:

Immagine con la scritta CULTURA Next generation Eu Recovery and resilience plan  #Italy4Culture. Didascalia: Borghi e edilizia rurale, digitalizzazione, tutela, Recovery Art, Cinecittà e potenziamento industria cinematografica.

Mi domando a chi si rivolgano il ministro Franceschini e i funzionari del Ministero della Cultura (italiana!), considerato che non usano il nome italiano del piano – come nelle comunicazioni del governo, del presidente del consiglio Draghi e delle istituzioni europee – ma preferiscono invece parole inglesi usate anche a caso.

Inglese farlocco: Recovery Art

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