Cibi basici

Cosa vi fa venire in mente il titolo cibi basici?

1 – Alimenti alcalini, contrapposti a cibi acidi
2 – Alimenti primari (di base)

Probabilmente prevale l’interpretazione 1 per chi è interessato all’alimentazione, la 2 invece per chi opera in ambiti in cui si usano molti calchi e prestiti dall’inglese, in questo caso basico calco di basic nel senso di “fondamentale”.

Esempi del tipo 2 sono evidenti in I Primi piatti basici danno segnali di ripresa (la Repubblica), un’analisi di 11 panieri che rappresentano i consumi alimentari degli italiani. Le descrizioni però contengono vari anglicismi che potrebbero risultare poco comprensibili:

3 degli 11 panieri: basici, facili e veloci, consumi trendy

La terminologia delle ricerche di mercato è fortemente influenzata dall’inglese, però ritengo che se il contesto è italiano ed è riportato dai media generalisti, nelle descrizioni di prodotti di uso quotidiano (lessico comune) andrebbero evitati prestiti superflui come easy food e consumi trendy: ne ho discusso in L’invasione degli anglicismi.

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Embeddato

Dalla sezione Tecnologia di un quotidiano italiano (marzo 2014):

La funzione sarà disponibile per il momento solo sull’app per mobile di iOS. Ma sarà presto implementata anche per Android, assicurano da San Francisco.  Entrambi gli aggiornamenti saranno visibili anche sui cinguetti embeddati

Perplessità: mi pare strano che chi scrive professionalmente di tecnologia non sappia che nella terminologia italiana usata da tutti i maggiori produttori di software (Google e YouTube, Microsoft, Apple, Adobe ecc.), inserire informazioni create in un programma, ad es. grafici, immagini, video, in un altro programma si dice incorporare e non embeddare, infelice ma diffusa neoformazione ibrida modellata sul verbo inglese embed.

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Dispositivi “introversi” ed “estroversi”

illustrazione di Dan Matutina per Wired.co.ukSi può associare un luogo ai tipi di computer che in un determinato periodo hanno gli sviluppi più rilevanti e si può notare che finora è cambiato ogni decennio:
la scrivania (per i desktop) negli anni ‘80,
le ginocchia (per i laptop) negli anni ‘90,
il soggiorno (per le console di gioco) negli anni zero,
le tasche (per gli smartphone) in questo decennio.
Il prossimo spostamento è sicuramente sul corpo ed è rappresentato dai dispositivi indossabili.

È la premessa fatta da Ben Hammersley in Wearables: the third wave of computing per analizzare i possibili effetti degli indossabili sui comportamenti e sulla società. Divide i dispositivi in due categorie:

“the introspective, which monitors what you do and where you go, and informs you of changes to the state of your body and expanded self in cyberspace; and the extrospective, which looks outwards, to monitor and record the world around you

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È l’ora degli indossabili!

Dispositivi indossabili protagonisti al CES 2014Le notizie dei media italiani su CES 2014, importante fiera americana dell’elettronica di consumo, danno indicazioni sulla nuova terminologia che si sta diffondendo anche nel lessico comune.

Dispositivi indossabili e da indossare

In primo piano la tecnologia, le tecnologie e i dispositivi indossabili (meno frequente computer indossabili), tutti riconducibili al concetto di wearable computing, lo sviluppo e l’uso di computer miniaturizzati, spesso provvisti di particolari sensori, che possono essere portati direttamente sul corpo, sopra l’abbigliamento, oppure essere parte integrante dell’abbigliamento stesso.

Al momento vengono descritti anche come tecnologie e dispositivi da indossare, ma credo sia un’alternativa destinata a perdere rilevanza perché in ambiti più tecnici è già diffuso il sostantivo indossabile (“un’indossabile”, “gli indossabili”), neologismo nato per transcategorizzazione su calco dell’inglese wearables

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Apericenone e parole (dell’ultimo) dell’anno

Apericena, l’aperitivo con stuzzichini vari che può sostituire la cena, è un neologismo nato una decina di anni fa ma che ha fatto parlare di sé nel 2013. Giuseppe Antonelli del programma La lingua batte ha fatto un’analisi divertente, ricca di riferimenti e dettagli anche morfologici ed etimologici (ad esempio, il significato antico di aperitivo era “lassativo”, “diuretico”!), mentre Linguista per caso elenca altre parole macedonia nate sulla scia di apericena, come aperipranzo, aperipizza e aperibirra, a cui aggiungo aperisushi*.

apericena e apericenone

Non è però stata rilevata la neoformazione che si sta affermando prepotentemente in questo finale d’anno, l’apericenone di Capodanno. L’unione di aperitivo e cenone mi sembra un po’ ossimorica, ma forse in tempo di crisi non si va tanto per il sottile e il suffisso accrescitivo –one riesce a comunicare il messaggio “poca spesa, tanta resa”, soprattutto se i rinforzi (gli extra che si pagano a parte) non costano troppo?

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Calco del giorno: cuneo fiscale

In questi giorni si parla molto di cuneo fiscale, la “differenza intercorrente tra l’onere del costo del lavoro sostenuto dall’impresa, comprensivo degli importi versati al fisco e agli enti di previdenza, e la retribuzione netta percepita dal lavoratore” [Enciclopedia Treccani]

cuneo fiscale - grafico a torta

Non viene però chiarito perché si chiami proprio cuneo, parola che nel lessico comune italiano descrive un prisma a sezione triangolare, di materiale duro, usato per fendere o spaccare, e quindi qualsiasi oggetto a forma di cuneo che agisce per gli stessi principî meccanici e, in senso figurato, qualcosa che si insinua o penetra dolorosamente; non mi sembra invece che cuneo possa avere anche il significato di “differenza” o “divario”.

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