Una reazione al viaggio di Obama in Europa (novembre 2016):
Se non sapete già chi è l’autore del tweet, come interpretate il suo amen finale?
Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche
Una reazione al viaggio di Obama in Europa (novembre 2016):
Se non sapete già chi è l’autore del tweet, come interpretate il suo amen finale?
Avete mai fatto caso alle descrizioni delle coperte di poliestere che risultano particolarmente morbide e vellutate al tatto?
È probabile che il tessuto venga identificato come pile coral fleece, una locuzione che mi fa sorridere perché è come dire che un maglione è fatto di lana Shetland wool.
Novembre 2016: i primi passi di Donald Trump come PEOTUS non fanno ben sperare, come mostrano gli esempi di Donald Trump’s first, alarming week as president-elect (The New Yorker).
Per descrivere la nuova amministrazione, in inglese sta tornando in auge una parola già usata per la presidenza di George W. Bush, kakistocracy.
La cachistocrazia (o kakistocrazia) è il governo dei peggiori o degli incompetenti. È una parola che risale all’inizio del XIX secolo e deriva dal greco kákistos “peggiore”, superlativo di kakós “cattivo”, e –crazia, sul modello di aristocrazia. Fonte: Vocabolario Zingarelli.
In italiano disponiamo anche della parola connotata ironicamente peggiocrazia:
Per sorridere, una vignetta di Moderately Confused facile da capire ma difficile da tradurre efficacemente:
ScholarsJob è un portale che dovrebbe favorire l’alternanza scuola lavoro nelle scuole superiori. È un progetto di Confsalform, una confederazione di sindacati con cui i ministeri dell’istruzione e del lavoro hanno firmato un protocollo di intesa.
È descritto in una presentazione dalla sintassi piuttosto approssimativa. Anche sul profilo Twitter si nota confusione sull’uso di maiuscole e spazi e sul plurale dei forestierismi. Da chi opera nel mondo della scuola ci si aspetterebbe invece più attenzione ai dettagli.
16 novembre 2016: Oxford Dictionaries ha scelto post-truth come parola dell’anno 2016. Ha già una decina di anni ma ha acquisito nuova rilevanza grazie a due eventi chiave del 2016: la Brexit e le elezioni presidenziali americane.
È un aggettivo usato solo con funzione attributiva in locuzioni come post-truth politics / world / era con il significato di ”relativo a circostanze, spec. nella formazione dell’opinione pubblica, in cui il richiamo a emotività e convinzioni personali prevale sui fatti oggettivi”. In alternativa si usa anche post-fact o post-factual.
Striscia di Dilbert di qualche giorno fa:
Contiene alcuni sostantivi inglesi che nel secolo scorso hanno subito un processo di terminologizzazione: sono parole del lessico comune che in alcuni linguaggi speciali hanno acquisito nuovi significati tecnologici, diventando neologismi semantici. In un secondo tempo sono poi rientrati anche nel lessico comune, dove la nuova accezione coesiste con quelle esistenti. Li ho già descritti in alcuni post:
Si sta diffondendo il nome Bigliettopoli, usato da alcuni media per descrivere lo scandalo dei siti che acquistano in massa biglietti di concerti a prezzi standard per rivenderli online con maggiorazioni molto alte.
Al momento Bigliettopoli è più frequente dell’alternativa ibrida Biglietti-gate, già usata anche per altre faccende; si riscontrano invece solo poche occorrenze di Ticket-gate (probabilmente perché TicketGate è anche il marchio di un servizio di gestione ed emissione di biglietti SIAE).
Vignetta: Patrick Chappatte
Se avete letto Parole di Trump, potenziale presidente USA sapete già che la parola trump ha la stessa origine di trionfo. Indovinate qual è l’etimologia di Donald?
Ho già raccontato che in inglese il puntino su i e j si chiama tittle, dal latino titulus. Ho trovato un altro riferimento a titulus in questo passaggio sui primi libri italiani a stampa:
si trovano inoltre segni di abbreviazione ereditati dalla tradizione manoscritta: il titulus, un trattino posto sopra una vocale, indicava la consonante nasale M o N presente ma non materialmente scritta (cū = cum, interrōpere = interrompere, secūdo = secundo) |
La fonte è La nostra lingua dalla @ alla zeta di Ludovica Maconi, la seconda uscita di una serie di pubblicazioni sull’italiano presentate dall’Accademia della Crusca e Repubblica e in edicola ancora per oggi. Domani infatti esce il terzo numero, Scrivere nell’era digitale.
I primi due volumetti sono di lettura piacevole e veloce, con un’impostazione a brevi paragrafi adatta alla divulgazione.
Notizia del periodo pre-elettorale americano purtroppo ampiamente smentita:
Trump poteva dormire sonni tranquilli e sicuramente non aveva nulla da temere dai latini, le popolazioni che in tempi antichi abitavano il Lazio.
È un altro falso amico apparso in notizie tradotte dai nostri media. In italiano infatti l’uso di Latino non equivale a quello in inglese, dove la parola spagnola indica chi è originario dell’America latina (messicani e sudamericani).
Se si fa riferimento agli Stati Uniti, ad es. come categoria che descrive una fascia della popolazione, anche in italiano si usa il prestito, però quasi sempre al plurale e quindi nella forma originale spagnola latinos. In altri contesti si usano invece locuzioni come dell’America latina.
Oggi 8 novembre 2016 si vota per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti. Mi auguro che non sia Donald Trump e che questa sia l’ultima occasione per parlarne.
Vignetta: Bruce Plante
Rigging: fantasma brogli
Una delle parole più usate da Trump nelle ultime settimane è rigged. Riferito a elezioni insinua che siano truccate. Il verbo rig, “manomettere, manipolare”, di etimologia oscura, implica sempre intenti fraudolenti. È omonimo del verbo rig “attrezzare, equipaggiare” (e altre accezioni più specifiche), di origine scandinava, che invece non ha particolari connotazioni.
Il significato di trump
Anche la parola trump è polisemica. Nei giochi a carte il sostantivo trump è la briscola. In senso figurato l’espressione trump card equivale ad “asso nella manica” e il verbo trump a “superare, avere la meglio” (cfr. #LoveTrumpsHate, hashtag della campagna democratica). In queste accezioni trump è un allotropo di triumph (trionfo) e quindi è di origine latina.
Novembre 2016: cosa c’entra un genere letterario, la narrativa, con la campagna presidenziale americana? Nulla: le frasi nell’immagine, prese da alcuni media italiani, sono il risultato di traduzioni superficiali dall’inglese che non hanno riconosciuto i falsi amici narrative ≠ narrativa.
Da narrative a narrazione
In inglese narrative nella sua accezione più recente indica una modalità di comunicazione con un’esposizione argomentata che riflette coerentemente una visione, dei valori e degli obiettivi che creano un’identità riconoscibile. È un concetto relativamente nuovo, tipico del marketing ma anche della politica, che in italiano viene reso con una risemantizzazione di narrazione* (ad es. narrazione berlusconiana e narrazione renziana) e a volte con racconto. Non è una soluzione del tutto soddisfacente perché crea ambiguità, in particolare nel raffronto con altri concetti recenti adottati dal mondo anglofono.
Nei paesi di lingua inglese è iniziata la stagione delle parole dell’anno.
Per il 2016 Collins Dictionary ha scelto Brexit, “il contributo della politica al lessico più importante degli ultimi decenni”, paragonabile a quello del suffisso –gate. È una vittoria prevedibile per una parola breve, efficace, memorabile e molto produttiva, descritta in Brexit, parola del XXI secolo.
In questa GIF di Collins Dictionary è indicata solo la pronuncia /ˈbrɛɡzɪt’/ ma tra i parlanti anglofoni è molto diffusa l’alternativa /ˈbrɛksɪt/, che è anche la pronuncia che usiamo in italiano (cfr. anche la variante derogatoria Brexshit /ˈbrɛkʃɪt/).
Snowflake generation
SPEAKARE IL VOLO è lo slogan sulle pubblicità di una nota scuola di inglese.
Immagino sia rivolto a chi ha conoscenze solo rudimentali della lingua ma riesce comunque a riconoscere facilmente il gioco di parole “ibrido” e forse pensa che imparare l’inglese potrebbe essere altrettanto semplice e divertente.
Chi invece ha conoscenze intermedie o avanzate potrebbe concludere che la scuola non dia importanza alla pronuncia corretta dell’inglese.