“L’ho letto * un libro”

In A Blog About Blog Blogs il linguista americano Ben Yagoda riflette sulla differenza tra blog e post e sulle preposizioni usate per specificare dove si è letto un testo.

In inglese la preposizione “tradizionale” è in perché un capitolo o un articolo sono all’interno di un libro o di un giornale: in a book, in an article, in the New York Times.

foto di libro aperto con evidenziatore appoggiato su una pagina

Si sta però diffondendo sempre più on se il riferimento è a un articolo online (ad es. according to an article on the Huffington Post), secondo Yagoda perché le preposizioni possono essere usate sia in senso letterale che in senso metaforico e con un computer o altri dispositivi il testo appare sullo schermo, una superficie.

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Whistleblower, un concetto poco italiano

Post pubblicato nel 2013, con vari aggiornamenti per il contesto italiano tra cui una nota sulla proposta di legge approvata dalla Camera il 15 novembre 2017: anticipo che il legislatore non ha usato alcun anglicismo ma ha scelto la locuzione “autore di segnalazioni di reati o irregolarità”.


The whistleblower (foto di Edward Snowden con le parole “I can’t allow the US government to destroy privacy and basic liberties”)Alcuni giorni fa The Guardian ha rivelato la fonte dello scoop sullo scandalo noto in Italia come Datagate: è Edward Snowden, che lavorava all’interno della NSA, l’agenzia governativa americana ora al centro delle polemiche. In tutti gli articoli del quotidiano britannico Snowden è sempre descritto come whistleblower.

I media italiani che hanno ripreso la notizia direttamente da The Guardian l’hanno invece definito talpa o gola profonda. In altri contesti, come segnalato nei commenti qui, whistleblower viene anche reso come spifferatore, delatore, informatore, confidente, canarino, ma sono tutte soluzioni poco soddisfacenti che hanno connotazioni diverse da quelle associabili a whistleblower e che possono essere analizzate facendo alcune considerazioni tipiche del lavoro terminologico.

Whistleblower, concetto specifico

In inglese whistleblower identifica una persona che lavora in un’impresa o in un ente (pubblici o privati) e che denuncia illeciti commessi al suo interno, riportandoli alle autorità TIME Persons of the year 2002 – The Whistleblowerscompetenti o all’opinione pubblica o anche alla stessa organizzazione se sono previsti meccanismi per raccogliere queste segnalazioni.

Il soffiare il fischietto è una metafora del ruolo di arbitro o di poliziotto assunto da chi richiama l’attenzione su attività non consentite affinché vengano bloccate.

È una parola con connotazioni positive: descrive un ruolo che esemplifica una virtù civile ma che non è esente da rischi e ritorsioni e anche per questo nel 2002 la rivista TIME ha scelto tre whistleblower come persone dell’anno. 

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Acronimi: online e per sviluppatori

Ho trovato divertente Sam Leith’s most hated online abbreviations (e commenti), qualche spiritosaggine su alcuni tra i più noti acronimi usati in inglese nelle comunicazioni online:
LOL     –  Laughing Out Loud, “risate fragorose” 
YOLO  –  You Only Live Once, “si vive una volta sola” 
TBH     –  To Be Honest, “ad essere sincero” 
IMHO   –  In My Humble Opinion, “secondo la mia modesta opinione” 
JFGI     –  Just Fucking Google It, “cércatelo con Google”  e
GIYF     –  Google Is Your Friend, “Google ti è amico” (per chi non cerca da solo)
tl;dr      –  too long; didn’t read, “troppo lungo, non l’ho letto” (anche per indicare sunto);
IYKWIM  –  If You Know What I Mean, “se sai cosa intendo dire”  
TMI       –  Too Much Information, “troppe informazioni” 
AFAIR   –  As Far As I Recall, “per quanto mi ricordo”
NSFW   –  Not Safe For Work, “non adatto [a essere visto/ascoltato] al lavoro”

Non c’è però l’irritante ASAP (As Soon As Possible), “il prima possibile”, forse perché non è usato solamente online.

Anche a informatici e sviluppatori piacciono molto gli acronimi: sviluppatore: XP, ASD, TDD, FDD or BDD? Didascalia: When you're thinking about new software development approaches...

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Clack, nuovo rumore tecnologico

basta un clack

Lo slogan Basta un clack ha funzionato: mi sono incuriosita e ho cercato di capire cosa fosse il clack della pubblicità.

Il sito del prodotto non lo spiega, bisogna seguire il collegamento a un video in inglese da cui si conclude che clack è il rumore che fa Surface, il nuovo tablet di Microsoft, quando gli si aggancia la copertina/tastiera. 

Click in and do moreHo anche notato che la parola clack appare solo nella pubblicità italiana ma non di altre lingue, neppure in quella originale inglese dove è usato il verbo click in.

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Chime for change, efficace anche in E2?

Avevo già intravisto la pubblicità di Chime for change in una stazione ma solo ieri, dopo aver letto la notizia di un grande concerto organizzato a Londra, ho scoperto che si tratta di un’organizzazione che promuove istruzione, salute e giustizia per le donne.

CHIME FOR CHANGE

Il nome Chime for change mi aveva colpita perché in inglese funziona bene sia graficamente che come pronuncia: /tʃʌɪm/ e /tʃeɪndʒ/ hanno la stessa struttura sillabica e dei fonemi in comune, che danno ritmo al nome.

Il significato di chime

Ho invece qualche dubbio che il nome sia efficace anche a livello globale, dove l’inglese è lingua veicolare (E2, English as a second language), perché la parola chime non fa parte del lessico di base e quindi il messaggio potrebbe risultare solo parzialmente comprensibile.

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Scheumorfismo

In riferimento ai nuovi sistemi operativi Apple iOS7 e OS X 10.9, che saranno presentati ufficialmente il 10 giugno 2013, sono ricorrenti i termini skeuomorphism o skeuomorphic design in inglese e scheumorfismo o scheuomorfismo in italiano.

Nell’accezione originale, in archeologia, il riferimento è a oggetti che presentano elementi o caratteristiche non funzionali ma solo decorative, ereditate da altri oggetti. Etimologia: dal greco skeuos (strumento) e morphê (forma).

Esempio di scheumorfismo: iMathematics for iPad

Nell’ambito del software design il termine scheumorfismo è stato adottato di recente per descrivere le interfacce grafiche in cui gli oggetti virtuali sono disegnati in modo che assomiglino il più possibile ad oggetti reali, con dettagli realistici ma funzionalmente inutili (skeuomorphs) usati a scopo ornamentale, ad es. riflessi metallici sul cestino della spazzatura, venature del legno nelle librerie, ombreggiature sui pulsanti ecc.

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