Anglicismo della settimana: flash storm

una settimana di flash stormIeri a Milano c’è stato un acquazzone molto violento. La rapidità con cui è scoppiato ha colto tutti di sorpresa ma non era imprevisto: è da qualche giorno che i media ci informano che questa è “la settimana dei flash storm” e ci spiegano che si tratta di temporali improvvisi e di breve durata.

Ormai è diventato un classico di luglio: da almeno un paio di anni, ma solo per una settimana, sentiamo parlare di flash storm. Si tratta però degli stessi temporaloni estivi di sempre.

La preferenza dei media e di alcuni servizi meteo per questa locuzione inglese, tra l’altro raramente usata dai madrelingua, non è giustificata. Non si tratta infatti di un termine specialistico usato in ambito meteorologico ma di un’espressione generica che equivale a “temporale lampo”: in inglese flash comunica rapidità fulminea o durata brevissima, proprio come lampo in italiano.

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Indicatore di posizione murino… o mouse

La prima demo del mouse fatta dal suo inventore Doug Engelbart, scomparso il 2 luglio 2013:


(“the mother of all demos”)

Può sorprendere che Engelbart dica di non sapere perché il dispositivo sia stato chiamato “topo” e addirittura possa scusarsi per il nome, ma era il 9 dicembre 1968 e all’epoca le metafore non erano ancora così comuni nella terminologia informatica, pertanto la terminologizzazione di mouse doveva apparire alquanto inusuale. 

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Un granchio tra i cetrioli

.mau. segnala una notiziola su un granchio gigante con un’apertura degli arti di oltre 3 m che per Repubblica starebbe in un acquario pieno di quasi 13 litri d’acqua! È un esempio dei Problemi di conversione (e localizzazione) di alcune notizie tradotte frettolosamente dai media, in questo caso senza considerare che il separatore delle migliaia inglese non è il punto ma la virgola, quindi 12,750 liters non sono 13 ma quasi 13000.

Cucumis sativusLa storia del granchio è anche tipica della Silly season, il nome che gli inglesi danno al periodo estivo in cui proliferano notizie insolite, frivole o al limite del credibile. Stranamente (o forse no!) in italiano non c’è una parola per questo concetto, che parecchie altre lingue europee chiamano stagione dei cetrioli (dettagli in Silly season).

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Cyber, nuovo sostantivo americano

Post di luglio 2013, con aggiornamenti.


emblema United States Cyber CommandI nuovi risvolti delle operazioni di spionaggio della National Security Agency statunitense (per i media italiani “scandalo Datagate”) sono lo spunto per una nota lessicale: nell’inglese americano l’elemento formativo e l’aggettivo cyber hanno subito la conversione in sostantivo, un processo che ha avuto origine in ambiti militari e di intelligence.

Il lessicografo Ben Zimmer qui e qui descrive l’evoluzione di cyber. Il significato originale  di 1) “attinente alla cibernetica” degli anni ‘50 (in modo specifico con riferimento a macchine che potessero sostituire il cervello umano) era stato soppiantato da quello di  2) “relativo alla realtà virtuale / a Internet” usato in associazione al concetto di cyberspazio, spesso inteso come sinonimo di World Wide Web, e in questa accezione era stato un elemento lessicale molto produttivo negli anni ‘90, per poi perdere rilevanza all’inizio del XXI secolo (con l’eccezione di alcune neoformazioni come Cyber Monday).

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Dove cani e burocrati si incontrano

Vicino all’area cortiliva ho visto due parole che immagino siano già note a chi ha un cane:

AREA SGAMBATOIO CANI
orario di apertura dello sgambatoio cani 
aree di sgambamento
Verde pubblico adibita a sgambamento cani [sic] 

Una persona che sgamba corre o cammina molto e in fretta e mi sono chiesta se un’area di sgambamento / sgambatoio sia destinata solo ai cani più vivaci o se anche a quelli di indole più tranquilla sia consentito sgranchirsi le gambe zampe.

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