Palloncino e aria fritta terminologica

Un articolo del Corriere della Sera, Via l’inglese dagli ospedali: il Palloncino vola meglio dello Stent [non più disponibile], fa alcune riflessioni sulla terminologia medica ma purtroppo incorre in varie imprecisioni.

L’autore* auspica una semplificazione del linguaggio clinico e come causa della sua scarsa comprensibilità indica la terminologia di origine greca e latina, le sigle e l’“invasività del vocabolario angloamericano”, implicando quindi che la semplificazione sia solo una questione di nomenclatura. Mi sembra però che in questo modo faccia confusione tra linguaggio, lessico generico (parole o vocaboli) e lessico specializzato (termini medici).

In particolare, sono rimasta molto perplessa dagli esempi scelti per concludere l’articolo:

[…] i vari Booster e Follow-up sostituibili da termini equivalenti del vocabolario italiano (la vaccinazione aggiuntiva e il controllo a distanza). Certo, è anche vero che bypass è ormai intraducibile (ridicola suonerebbe una frase tipo: «Ho fatto una deviazione cardiaca»), ma il vecchio caro «palloncino» risultava al malato molto più familiare del gelido stent, che sarà sicuramente più puntuale ma è senza dubbio più arcigno e meno leggero (da pronunciare e da portare).

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(L’)Huffington Post, un nome ancora in rodaggio

immagine della testata (L'Huffington Post) e della casella di ricerca (Cerca in Huffington Post)

È online la versione italiana di The Huffington Post e anch’io ieri ho dato un’occhiata al nuovo sito, senza però riuscire a capire come si scriva il nome italiano:

  • Il nome va preceduto dall’articolo determinativo, L’Huffington Post oppure no, Huffington Post?
  • Se l’articolo fa parte del nome, va scritto con la lettera maiuscola, L’Huffington Post, o minuscola, l’Huffington Post (cfr. la Repubblica)?
  • Se l’articolo fa parte del nome ed è preceduto da preposizione, rimane “interno” e separato dalla preposizione, ad es. in L’Huffington Post, o si può formare una preposizione articolata (articolo “esterno”), ad es. nell’Huffington Post?
  • Huffington Post e HuffPost sono equivalenti? Quando va aggiunto Italia?

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narrative ≠ narrativa

Una mia previsione sulle elezioni presidenziali americane 2012: in alcuni media italiani aumenteranno i riferimenti alla narrativa. Qualche esempio recente:

La narrativa di Romney si richiama soprattutto al valore del fare impresa e del correre il rischio.

In questi 60 giorni prima del voto Obama ha ancora la possibilità di imporre la sua narrativa.

Biden è diventato un attore fondamentale, anche se il suo ruolo nella narrativa elettorale è completamente diverso da quello di Ryan.

Non vuol dire che i candidati americani si stanno dando alla letteratura ma, più banalmente, che ci sono giornalisti italiani che raccontano la politica americana prendendo spunto da testi in inglese e tra loro c’è chi stenta a riconoscere un falso amico.

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Twitterologo

In un articolo del Corriere della Sera sulla morte del cardinale Martini si legge:

“Il popolo di Twitter gli ha reso omaggio anche per questo, con qualche punta polemica, dai twitterologi famosi alla gente comune […]” – da “Il cardinal Martini e il fine vita” di M. Antonietta Calabrò (Corriere della Sera online, 1 settembre 2012)

Mi domando che significato vada attribuito alla parola twitterologo. Il suffisso –logo suggerisce “esperto di Twitter”, dal contesto invece parrebbe che si intenda “chi su Twitter è molto seguito o influente”, però l’unico esempio citato, @PieroSansonetti, al momento non raggiunge i 2000 follower e quindi non pare particolarmente influente (conoscenza dei social media e seguito – numero di follower – non sono comunque sinonimi).

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Apple, Samsung e il brevetto “pinch to zoom”

Ne stanno parlando tutti i media: Samsung dovrà pagare più di un miliardo di dollari ad Apple per aver violato alcuni brevetti dell’azienda americana. Per me la notizia è interessante anche perché evidenzia un problema di gestione della terminologia.

Uno dei brevetti di Apple riguarda infatti una delle funzionalità introdotte alcuni anni fa per i dispositivi multi touch, in inglese pinch to zoom o pinch and zoom. Descrive il movimento che si fa avvicinando o allontanando pollice e indice per ridurre o ingrandire le dimensioni di visualizzazione di un’immagine o di altri oggetti.

esempi della funzionalità

Ne avevo già parlato nel 2009 in “pinch” non è solo pizzicare, evidenziando un problema terminologico nella versione italiana dei prodotti Apple che persiste tuttora.

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Ma l’Alpine Plume cos’è?

L’Alpine Plume non è la penna di corvo o di aquila sul cappello degli alpini, come potrebbe suggerire una traduzione maccheronica dall’inglese, ma un fenomeno meteorologico di cui parlano oggi vari media italiani a proposito del rischio grandinate nel nord Italia.

Viene descritto genericamente come “aria calda e secca che risale dal Mediterraneo e che comporta le condizioni adatte per forti grandinate”.  Ma cosa c’entrano le Alpi o comunque il riferimento alle montagne (Alpine)? Nessuno lo spiega, né si preoccupa di chiarire cosa voglia dire plume in questo contesto.

Le poche occorrenze restituite dai motori di ricerca sono molto recenti e fanno sospettare che Alpine Plume sia un nome coniato in questi giorni da qualche addetto ai lavori. Che senso ha propinarlo al grande pubblico come se fosse un termine attestato? 

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popularism <> popolarismo

Massimo Mantellini ha citato un articolo di Thomas L. Friedman, The Rise of Popularism, perplesso che nella traduzione di Repubblica il titolo sia diventato Il potere dei follower. Forse chi ha tradotto il testo in italiano ha voluto evitare di evidenziare un falso amico?

Friedman indica che popularism è un neologismo e ne spiega il significato:

I heard a new word in London last week: “Popularism.” It’s the über-ideology of our day. Read the polls, track the blogs, tally the Twitter feeds and Facebook postings and go precisely where the people are, not where you think they need to go. If everyone is “following,” who is leading?

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Dizionari e neologismi (e credibilità di chi scrive)

Mi ha colpita un articolo di un noto quotidiano italiano, Il linguaggio corre troppo veloce. I nuovi dizionari sono già vecchi, che ho fotografato perché al momento non ho a disposizione uno scanner:

Il linguaggio corre troppo veloce. I nuovi dizionari sono già vecchi. Pagina 42 (19 giugno 2012) - Corriere della Sera
(versione online non più disponibile)

Ci sono spunti interessanti, ad es. c’è un riferimento ai criteri, non sempre palesi per l’autore, per cui certi neologismi sono inclusi nelle versioni più recenti di alcuni dizionari, come paccata nell’accezione usata dal ministro Fornero, mentre ne mancano altri, come biscotto ed esodato, che sono parole comunque in uso da tempo.

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Paure moderne: nomofobia

Qualche mese fa Fritinancy descriveva il neologismo inglese nomophobia, la paura di trovarsi senza cellulare o di non poterlo usare (batteria scarica, mancanza di copertura ecc.).

Nomophobia è una parola macedonia composta da no + mobile + phobia, usata per la prima volta in Gran Bretagna nel 2008 (allora negli Stati Uniti non si diceva mobile ma cell phone).

immagine articolo Emanuela Di PasquaIeri ne parlava anche il Corriere, facendo riferimento agli stessi dati, ma dando a nomofobia un significato diverso: Ecco la nomofobia, così si chiama la paura di perdere il cellulare. Anche altri, ad es. il TG1, affermano La paura di perdere il proprio telefonino si chiama “nomofobia”.

Temo sia un ulteriore esempio della scarsa affidabilità dei contenuti tradotti dalla redazioni online dei media italiani.

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