Spunti lessicali da alcune parole usate nel concorso Falla Easy di Galbani:
Inglese farlocco
Nell’animazione si notano esempi del fenomeno che descrivo come inglese farlocco: nomi di prodotti o servizi, slogan o altre brevi comunicazioni che sono pensati da italiani per italiani, formati assemblando parole inglesi del lessico di base, come easy, in combinazioni poco idiomatiche, errate o addirittura inesistenti, però facilmente comprensibili da chi ha solo conoscenze scolastiche dell’inglese, tanto che ogni spiegazione italiana viene ritenuta superflua.
Esempi di nomi commerciali in inglese farlocco: la friggitrice ad aria AIRY Fryer (in inglese airy non significa “ad aria” ma arieggiato, arioso; se riferito a persona significa frivolo, spensierato, superficiale e altre caratteristiche non associabili a elettrodomestici) o il programma di fatturazione elettronica EasyFatt (che però può far pensare a tutt’altro, ad es. obesità).
–y multifunzione
Un meccanismo particolare dell’inglese farlocco, ricorrente nei nomi commerciali, consiste nell’usare i suffissi inglesi –ing, -er e –y per anglicizzare parole italiane. Esempi tipici con –y sono i sacchetti per i rifuti Spazzy e la carta fedeltà Fidaty.
Nel caso delle parole sbatty, capacy, sprechy, credo che la funzione di –y “anglicizzante” sia però diversa: rafforza il messaggio che il prodotto e le ricette che consente di fare sono easy e mi pare un rimando ironico a parole informali e vezzose come amicy, tesory, raghy, noy, gattiny, cicciny, fantasticy, fortissimy: sono esempi di una variante grafica a cui ricorrono come tratto distintivo alcune categorie di frequentatori di social, probabili target del concorso promozionale.
Vanno però considerate anche potenziali connotazioni negative. Mi viene in mente la parola con grafia alternativa anglicizzante -y forse più nota anche al di fuori dai social: è il meme sarcastico ciao povery, che viene usato come commento a immagini o parole di qualcuno ostentatamente facoltoso.
(Ciao ricchy invece può essere usato proponendo foto di luoghi, cibo od oggetti poco costosi ma particolarmente allettanti)
L’uso di -y è anche un’opzione di algospeak, neologismo che nei social descrive il ricorso a espedienti grafici per evitare di essere intercettati da algoritmi o sistemi automatici di moderazione che altrimenti rimuoverebbero o darebbero minore visibilità a quanto si posta. Esempi: stronzy, cretiny, cogliony, imbecilly.
[Aggiornamento] Aggiungo un esempio dell’inizio del XX secolo, il signor Tyrynnanzy personaggio del Giornalino di Gian Burrasca (1907). Da Wikipedia: il signor Clodoveo Tyrynnanzy è un amico di famiglia, fissato con l’Inghilterra al punto di sostituire nel suo cognome le “i” con le “y”.
Tornando alle parole del concorso – troppo busy? zero sbatty? non capacy? che fai, sprechy? – non rientro nel target di potenziali clienti e queste scelte lessicali non mi invogliano all’acquisto, però capisco l’intento ludico e mi piace quello che rivelano sui meccanismi che hanno consentito di crearle: è sufficiente un’unica lettera per conferire connotazioni particolari, ennesimo esempio della grande flessibilità della nostra lingua!
Vedi anche:
- Prenoting: inglese farlocco (rappresentativo!) per esempi di parole italiane “anglicizzate” con l’aggiunta di suffissi inglesi e altri dettagli su -y
- Spunti linguistici: destinescion, brend reputescion per altri esempi di variazione grafica creativa
- Smartbackare, ricephonare e ricarhopping per esempi di inglese farlocco “ibrido” poco efficace
Grazie a @ilrere per l’esempio
.mau.:
Beh, io sono notoriamente anzyano, mica giovyne! (e nessuno credo scriverebbe gyovine, da questo punto di vista è meglio partire dalla forma arcaica)
Però ho dei dubbi che una y messa a metà parola sia anglicizzante, lo sento più sul (pseudo)snob.
Licia:
@.mau. oppure un precursore dell’algospeak!
Aggiornamento: mi è stato segnalato un precedente illustre di inizio XX secolo che ho aggiunto al post, il signor Tyrynnanzy, un personaggio del Giornalino di Gian Burrasca (1907). Da Wikipedia:
Il signor Clodoveo Tyrynnanzy è un amico di famiglia, fissato con l’Inghilterra al punto di sostituire nel suo cognome le “i” con le “y”
Emy:
Sei grandissima e unica, Licia.
Come te, nessuno.
So che lo sai, 😉 ma da un po’ ti seguo anche su X, dove però non sono attiva se non in lettura: non riesco a farmi piacere il mezzo, è più forte di me. Invece su Fb, il social network di noi boomer (ma io non sono neppure una boomer, per un anno, almeno), condivido spesso i tuoi post, sulla mia bacheca e in gruppi sulla lingua italiana. E peccato che tu non sia anche lì.
Un carissimo saluto,
Emy
Licia:
Grazie Emy 😀
X lo uso sempre meno, con molta nostalgia del vecchio Twitter in cui si facevano bellissime scoperte. Ora invece mi limito alle interazioni che chi seguo e chi mi segue perché tutto il resto purtroppo è mefitico: viene data visibilità solo al peggio del peggio.
Emy:
Sto giusto discutendo di questo tuo post nel gruppo di Facebook “La lingua batte”, emanazione dell’omonimo programma domenicale di Rai Tre sulla lingua Italiana. A volte si dà per scontato che tutti capiscano e gradiscano le tue analisi per me così puntuali e corrette, e invece… tocca spiega’. 🙄
Emy:
Ah, ti aggiungo un esempio: il cibo per gatti Stuzzy.
Che il mio gatto rifiuta perché non ne è affatto stuzzi-cat-o, trattandosi di un mappazzone grasso che non sa di tonno. O tonno o niente, per Ollie.
Licia:
@Emy forse non sono riuscita a far passare il messaggio che anche se certe scelte non piacciono affatto, in realtà non sono sintomi di degrado della lingua, come molti vorrebbero far pensare, ma ne confermano la sua vitalità?
Grazie per Stuzzy, esempio perfetto di nome che è trasparente solo per italiofoni che userò la prossima volta che torno sull’argomento.